Teatro e Scienza







È possibile mettere in scena tematiche scientifiche? Si possono trasmettere ad un vasto pubblico attraverso la drammatizzazione teatrale le problematiche, la metodologia e la dialettica che gli scienziati affrontano nelle loro ricerche? Può tutto questo concretizzarsi in uno spettacolo piacevole e dai contenuti scientifici corretti?

La risposta a queste domande sembra essere affermativa e infatti in questi ultimi anni esperienze di teatro scientifico si stanno sviluppando in Italia e in Europa rinnovando le forme tradizionali di divulgazione scientifica e sperimentando approcci innovativi di rappresentazione teatrale. A questo sviluppo ha contribuito anche l'Unione Europea che recentemente ha finanziato un progetto (commissione DGXIII, 1998) per la diffusione del Teatro scientifico su scala europea. L'iniziativa è portata avanti dal consorzio "European Science Theatre" che nasce dalla collaborazione di tre gruppi storici di teatro scientifico: il "Klara Soup Theatre" (parte del teatro civico di Stoccolma), gli "Spectrum Drama and Thetre Projects" (con sede nel Museo della Scienza di Londra), il "Pandemonia Science Theatre" (compagnia indipendente di Amsterdam). Questo progetto ha avuto il suo primo appuntamento proprio in Italia dove nell'Ottobre 1998, alla Città della Scienza di Napoli, si è tenuto un interessante laboratorio sul teatro scientifico.

Esperienze prodotte in questo campo sono attualmente ancora in fase embrionale e sperimentale ma si possono forse già individuare tre forme principali d'approccio al teatro scientifico: Animazione scientifica (attività tipicamente svolta nei centri della scienza e musei, mirata a rendere sempre nuova la visita ed attirare l'attenzione su parti del museo); Teatro classico con "inclusioni" scientifiche (veri e propri spettacoli teatrali su tematiche scientifiche, preparati con la collaborazione e a volte la partecipazione di scienziati); clownerie (rappresentazioni "a soggetto" che ruotano attorno ad un fenomeno fisico concretizzato in scena in un esperimento-gioco).

Queste esperienze hanno dimostrato che teatro e scienza possono fondersi insieme creando iniziative di alto valore sia dal punto di vista dell'innovazione e sperimentazione artistica che come mezzi di diffusione dalla cultura scientifica. È interessante a questo proposito osservare che lo stimolo alla realizzazione di spettacoli di teatro scientifico è venuto primariamente dal mondo dello spettacolo dove l'esigenza di rinnovamento delle tematiche e della forma di rappresentazione è particolarmente sentita. Recentemente in Italia la sfida per “la scienza in scena” è partita dal Piccolo Teatro di Milano dove Sergio Escobar e Luca Ronconi propongono di commissionare testi a filosofi, fisici, economisti: “per laicizzare il Piccolo senza perdere i sentimenti con testi scritti da scienziati, facendo del teatro un giacimento di copyright”.

D'altra parte la comunità scientifica sente al momento attuale una forte esigenza di rimarginare il divario che si è creato tra la scienza ed una società che sempre più utilizza le tecnologie derivanti dalla ricerca senza comprendere l'opera scientifica e culturale che sta alla base di queste innovazioni. Una delle direzioni principali dell'azione di divulgazione scientifica è rivolta proprio a rimarginare la contrapposizione esistente tra cultura umanistica e cultura scientifica; il teatro quale mezzo classico di diffusione della cultura può proporsi come strumento capace di rompere la barriera esistente tra questi due mondi.

Gli scienziati sanno quanto l'indagine scientifica possa essere affascinante ed emozionante ma l’immagine della scienza percepita nella società è fredda e poco attraente per i non addetti ai lavori. Il teatro con il suo contatto diretto tra attori pubblico è un mezzo particolarmente adatto per proporre ad un vasto pubblico la scienza come opera dinamica e creativa di uomini e donne che vivono la ricerca e le scoperte con partecipazione ed entusiasmo.
 
Per entrare più nel concreto e vedere come teatro e scienza si possono fondere insieme vogliamo qui commentare un recente esperimento di teatro scientifico realizzato a Genova sotto gli auspici dell’INFM e del Dipartimento di Fisica, con il patrocinio della Porto Antico S.p.A.. Un gruppo di fisici insieme ad una scuola teatrale hanno realizzato uno spettacolo intitolato “Il Raggio Chiaro della Verità” avente per tema la scoperta dei nuovi elementi radioattivi da parte dei coniugi Curie, che è stato messo in scena al Porto Antico di Genova il 26-27 marzo 1999 in occasione della IX settimana della cultura scientifica e tecnologica. Autori del testo sono Lea Landi (che ha curato anche la regia), Enrico Galleani d’Agliano, Tomaso Aste e Luca Giberti; mentre gli attori sono stati scelti tra gli allievi della scuola di teatro “Trovarsi” diretta da Lea Landi. 

Il titolo dello spettacolo è preso da un poema di Adam Asnyk (1838-1897) poeta e commediografo “positivista” Polacco che, come sappiamo dalla biografia di Maria Curie scritta dalla figlia Eva, Maria amava declamare spesso. Sfondo ideale di questo esperimento di teatro scientifico, nel quale l’interesse storico-scientifico si abbina al fascino della delicata storia sentimentale ed umana di Pierre e Maria Curie, è il periodo di eccitanti ed incalzanti scoperte avvenute alla fine dell’800: i raggi X scoperti alla fine del ’95 da parte di Röntgen, la radioattività dell’uranio scoperta da Becquerel all’inizio del ’96, la scoperta dell’elettrone da parte di Thomson nel ’97 e infine la scoperta dei nuovi elementi radioattivi da parte dei Curie nel ‘98. Sulla scena il pubblico può vedere Poincaré e Becqerel discutere con Maria e Pierre della recente scoperta dei raggi X da parte di Röntgen oppure può ascoltare Rutheford commentare le opinioni dei Curie sull’origine della radioattività. La vita quotidiana, le esperienze e sogni si alternano nello spettacolo alla parte scientifica creando spessore umano attorno ai due interpreti principali. I dialoghi tra gli scienziati sono in massima parte presi dalle pubblicazioni dei protagonisti stessi dando così all’opera il rigore scientifico indispensabile in uno spettacolo di questo tipo.

Complessivamente, i commenti del pubblico, della critica e dei media ci hanno mostrato come questa operazione di innesto della scienza sul teatro e del teatro sulla scienza sia non solo possibile ma proficua e ricca di benefici reciproci e ci imprime energie nuove per continuare su questa strada -forse non nuova- ma ancora terreno fertile di sperimentazione: “Innestare le metematiche sulla poesia, il rigore su immagini libere. «Idee chiare» su un tronco superstizioso; un linguaggio francese su un legno italiano” (Paul Valéry, Cahiers 1918).